BALLA TOUR 2014

Info agenda completa

07/02- TIVOLI TERME (RM)

02/05 - ASTI
09/05 -
PARMA
30/05 -
IMPERIA
31/05 - ALESSANDRIA
04/07 - SENIGALLIA (AN)
13/07 - CASTELFIORENTINO (FI)
15/07 - ROMA
01/08 - BRACCIANO (RM)
06/09 -ROMA

2007 - l'arena instabile

 

l'arena instabile (2007)
(Altipiani) - info e testi

1.   Aedo
2.   Ma petite
3.   Orwell
4.   Maggio
5.   Juliene
6.   Cala

7.    Ninna nanna
8.    Vulesse addeventare nu brigante
9.    Alhambra
10.  Canzone per nerina
11.  I giocolieri di norimberga


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Crediti

Prodotto da Stefano Cozza - Davide Garbini - Federico Gaeta
Produzione artistica e Arrangiamenti: LMR
Registrato e missato presso lo studio “Fattoria Sonora” di Roma da Paolo Panella e Bruno Avramo
Masterizzato presso lo studio "Forma d'onda" di Roma da Bruno Avramo
Edizioni Musicali Altipiani
Distribuzione digitale Believe digital

Testi e musiche: Federico Gaeta
tranne vulesse addeventare nu brigante: Eugenio Bennato
Art direction: LMR
Graphic Design: Emiliano Di Nicola



Aedo

(testo e musica di Federico Gaeta)

trema il palco
trema il palco
trema il palco
e la cavea

trema il palco
trema il palco
trema il palco
e la cavea



Federico Gaeta: voce, chitarra acustica, tamburello, violino dei poveri, cori
Stefano Cozza : chitarre elettriche, tamburello
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Ma petite
(testo e musica di Federico Gaeta)

ma petite che gioco hai fatto ora che il tempo ti cattura
e il giardino della scuola non ti coglie impreparata
siamo pronti a registrare i tuoi ricordi più futuri
ma notti in bianco lasciano parole anche sui muri

ma petite musica spande sopra il ciglio delle tempie
e nel deserto le clessidre soffrono per te un gran caldo
ogni ricciolo è un rimorso per qualunque cosa avuta
per chi è ancora tanto giovane la speranza è prematura

ed  io ballo sopra il letto più bello

mentre canto sullo spartito del mio pianto
tu che ridi dal fondo della stanza
ti togli i pantaloni che ti stringono sui fianchi

ma petite ma cosa ridi L’imbarazzo scende a patti

se l’urlo dei vicini lega una dote al tuo futuro
ma che salti di passione sopra un giorno assai normale
e intorno lente processioni dietro simboli di morale

ma petite ma lascia stare forse niente trova senso

e liberarsi dal giudizio forse è l’unico valore
e l’incertezza gioca a carte sopra un tavolo di marmo
e scolora tutti gli occhi che lasciamo sotto al mazzo

ed  io ballo sopra il letto più bello

mentre canto sullo spartito del mio pianto
cosa fai di tutti i tuoi racconti
ti togli la maglietta che ti stringe sulle spalle

ma petite che cosa guardi dentro al buio di una stanza

l’esilio di una minoranza che non vuol chinar la testa
e per lingue mai capaci di star zitte e non parlare
l’acqua della tua bottiglia non può più dissetare

ed io ballo sopra il letto più bello
mentre canto e forse addosso lo capisco come mai
non cedi a questo insulto
ti togli la vita che ora stringe la tua sensibilità



Andrea Ra: voce, basso elettrico
Federico Gaeta: voce, chitarra acustica, programmazioni, cori
Stefano Cozza: chitarre elettriche

Roberto Billi : saz
Raffaele Ferrari : organo
Daniele Iacono : batteria                                                                                                torna all'inizio



Orwell
(testo e musica di Federico Gaeta)

come vedi amore mio non ho gesti nelle mani
e ricordo a malapena il suono dei nostri nomi
da quando hanno rinchiuso quasi tutti in prigione
sembra quasi innaturale la pace che ora regna qui

ma in un giorno interno mi hai rubato
il silenzio che avevo programmato
e in un giorno interno hai ritrovato
le mie parole sopra un pentagramma

ora hai le dita sporche di quell'inchiostro
che raramente si trovava nei negozi oltre il muro
Gesù è di nuovo morto sopra il segno della croce
e la voce questa volta tarderà ad arrivare

bruciano i libri dentro al fuoco
sul principio della nuova Babele
l'ufficiale oggi ha il viso colorato per il vino
che ha versato sopra un pentagramma

non dimenticare mai la mia voce
ricorda il viso che ti ha liberato
nonostante questa ipocrisia

come vedi amore mio non ho tempo nelle mani
e ho pulito la mia mente dalle più sporche azioni
la pace di cartone che reggeva su la strada
ora soffre la pendenza della marcia militare

sopra questo cielo appare il segno
di bruciare presto il nostro incontro
la vita esplode svelta nel bisogno
di trovarti addosso il proprio senso

non dimenticare mai la mia voce
ricorda il viso di chi ti ha amato
nonostante questa ipocrisia

come vedi amore mio non ho niente nelle mani



Federico Gaeta: voce, chitarra acustica, cori
Stefano Cozza: chitarra elettrica
Alessandro Cendamo : pianoforte elettrico

Roberto Billi: chitarra acustica
Carlo Ferretti : fisarmonica
Davide Garbini: basso elettrico
Daniele Iacono : batteria                                                                                                torna all'inizio


 
Maggio
(testo e musica di Federico Gaeta)

era il maggio odoroso ed io solevo menare il tempo
guardando fiorire il ciliegio davanti casa mia
e quelle gocce di bianco sembravano stare in fondo al cielo
quando la notte correvo a dormire sotto il tronco suo

e mentre steso vedevo cadere pesanti come pensieri
i fiori leggeri sulla fronte mia
contro quel soffitto verde rossi puntini di seta
rubavano il posto ai candidi nodi di neve

e stretti in palmo quei fiori di carta o stelle cadute dal cielo
vederli lì fermi portava indietro il mio pensiero
quando là in alto venivano mossi dai soffi di vento
e sembravano danzare tra paradiso e inferno

adesso che stesi sull’erba chiedevano ancora un poco di vita
a quei rami che un tempo parevano padri e dei
vederli li asciutti lasciava in bocca un poco d’amaro
perché con loro compiva avvinto un verso di vita mia

era il maggio odoroso ed io solevo menare il tempo
contando le rosse ciliegie posare sopra gli anni miei
per ogni volta che penso a quelle gocce di neve
sembra che pensi un poco anche a me


Federico Gaeta: voce, chitarra acustica
Stefano Cozza: chitarra acustica, cori

Roberto Billi: flauto
Carlo Ferretti : fisarmonica
Andrea Ruggiero: violino
Davide Garbini: basso elettrico
Daniele Iacono : batteria                                                                                                                                  torna all'inizio



Juliene
(testo e musica di Federico Gaeta)

l’uomo del bancone guardava verso l’uscita
e intanto commentava i vestiti di Juliene
con la faccia soddisfatta di pulire quei bicchieri
che chi sa chi altro in bocca un’altra volta porterà

e Juliene sta dritta ferma sulla porta
a guardare quel muro che qualcuno ha messo là
e guarda la finestra guarda quel bancone
e guarda la sua vita che ogni giorno se ne va
che ogni giorno se ne va

ma tanto lei lo sa che proprio in quei momenti
che l’anima un po' perde e un po’ se ne va
ma tanto lei lo sa che proprio in quegli istanti
che forse si dà un senso alla nostra età
alla nostra età

l’uomo del bancone guardava verso l’uscita
e intanto raccontava dei quadri di Mirò
quando ecco che si alza Juliene dalla sua sedia
con aria molto fine ordina il suo tè
odina il suo tè

e dice cose belle e forse troppo belle
per essere ascoltate da quell’uomo là
e dice cose belle da far cantare il cuore
da dare forse un senso alla nostra età
alla nostra età

lo vedi Juliene ci son delle domande
a cui forse nessuno mai risponderà
non è che voglia dire devi perder la speranza
ma devi solo credere che un bel giorno cambierà

anche se sai che non cambierà



Federico Gaeta: voce, chitarra acustica, cori
Stefano Cozza: chitarra elettrica

Alessandro Cendamo : pianoforte elettrico
Roberto Billi: chitarra elettrica
Alessandro Monzi : violino
Manuel Francisci : contrabbasso
Daniele Iacono : batteria                                                                                                                                  torna all'inizio



Cala
(testo e musica di Federico Gaeta)

lascia penare lascia penare questo è il lato stretto dell’amore
quello che gira e ti rigira non ci puoi mai contare
lascia lavare lascia lavare che non resti segno di un respiro
per chi ha spostato l’attenzione dal palmo della mano

tu sanguini nuda come prova d'un mancato errore
sfiori le pudende per convincermi a chiamarti amore

lascia cadere lascia cedere ora che tutto è rosso accesso
l’anima ha cognizione di avere un senso anche da sola
lascia volere lascia volere qui nessuno può capire
su congetture così piene di splendore

tu provochi lenta il calmo centro del mio lento orgoglio
carezzi in competenza la carenza d'ogni mio bisogno

germoglia inaspettato un nuovo prodromo di estasi
come colpo di pistola contro un oggetto temuto
ma cambia molto presto in noia
fino a sfiorare la scomparsa

lascia lenire lascia lenire questa distanza tra le carni
sospendi il bianco sopra il bianco per rincuorare la mancanza di stupore
lascia sapere lascia sapere qui si inventa una nuova parola
lasciando soddisfatto chi non si accontenta di parole

tu rinunci in fretta l’opaco ruolo di chi sa perdonare
imponi la vendetta dietro l’enigma di una sola vocale

esplode inaspettato il tuo sguardo delizioso
come fragile assonanza su un accordo trattenuto
ed eccola che cala ancora
e resta

noia e proporzione


Federico Gaeta: voce, chitarra acustica, cori
Stefano Cozza: chitarra elettrica

Roberto Billi: fisarmonica
Davide Garbini: basso elettrico
Daniele Iacono : batteria                                                                                                                                  torna all'inizio



Ninna nanna
(testo e musica di Federico Gaeta)

dormi dormi bella mia
fino a quando hai riposato
la bellezza nei tuoi occhi
tutto il male in una mano

balla balla bella mia
sopra il morso di ‘sto ragno
fino all’oro del mattino
anche il santo farà meglio

gira gira bella mia
con in mano quella rosa
tu la vita hai dentro agli occhi
e la morte ha preso sposa


Federico Gaeta: voce, chitarra acustica, cori
Stefano Cozza: chitarra elettrica

Davide Garbini: basso elettrico
Daniele Iacono : batteria                                                                                                                                  torna all'inizio




Vulesse addeventare nu brigante
(testo e musica di Eugenio Bennato)

vulesse addeventare suricillo oi nenna né
pe me rusicare sti catene ca m’astregnene lu pede
e ca me fanno schiavo

vulesse addeventare pesce spada oi nenna né
pe puterle subete squartare tra lu funn
de lu mar sti nemici nuostri

vulesse addeventare na paloma oi nenna né
pe putere libere vulare e ‘nquacchiare
li divise a tutte e piemuntisi

vulesse addeventare na tamorra oi nenna né
pe scetare a tutta chesta gente ca nun ha
capito niente e ca ce sta a guardà

vulesse addeventare na bannera oi nenna né
pe dare nu culore a chesta guerra
ca la libberà sta terra o ce fa murì

vulesse addeventare nu brigante oi nenna né
ca vo' sta' sulo a 'lla muntagna scura
pe te fa sempe paura fin' a quanno more


Grazie a Eugenio Bennato per aver concesso la possibilità di eseguire questo pezzo

Federico Gaeta: voce, chitarra acustica, cori
Stefano Cozza: chitarra elettrica

Alessandro Monzi : violino
Davide Garbini: basso elettrico
Daniele Iacono : batteria                                                                                                                                  torna all'inizio




Alhambra
(testo e musica di Federico Gaeta)

Alhambra la testa mi cade sul foglio stancante di nulla leggera di idee
e il ritmo geniale si chiude nei polsi e non riesce a suonare le mani

Alhambra c’è volta per fare follie e si segna da sola prima di iniziare

il testo che inizia è già un poco in affanno e queste note non smettono più

dove sei andata mia fantasia scappata lontana dalla mia vita
dove sei andata per scossa che sei non mi fai dormire più

Alhambra la vedi la mediocrità che striscia ogni giorno dentro ai miei occhi
il soffio mi toglie e mi lascia soltanto solo qua solo a pensare

dove sei andata fuggita via un giorno prima di farti sposare
dove sei andata senza di me persa per strada sarai

ridi lo stesso anche se il senso passa su noi
ridi lo stesso quando respiri ma non ce la fai più
ridi lo stesso col segno del tempo negli occhi un altro giorno passerà

Alhambra si corre e si dice così per puntarci il tema della nostra vita
e per ogni goccia che cade nel mare piangiamo e vogliamo tornare

Alhambra in aria c’è l’illusione e mi logora il giorno da viver domani
se slego il mio tempo e lo sciogli anche tu forse la potrei ascoltare

ma dove sei andata e dove sarai unica e dolce sola fortuna
dove sei andata mia fantasia ora vorrei fossi qui

ridi lo stesso anche se il cuore non si ferma mai
ridi lo stesso quando la strada non è come vuoi tu
ridi lo stesso col segno del tempo negli occhi un altro giorno passerà

Alhambra la testa mi cade sul foglio pesante di nulla leggera di idee
ed il ritmo geniale si chiude nei polsi e non riesce a suonare le mani


Federico Gaeta: voce, chitarra acustica, cori
Stefano Cozza: chitarra elettrica

Carlo Ferretti : fisarmonica
Davide Garbini: basso elettrico
Daniele Iacono : batteria                                                                                                                                  torna all'inizio



Canzone per Nerina
(testo e musica di Federico Gaeta)

Nerina io capisco che ti penso come voglio
e non conosco neanche come se
perché rifletto come forma sopra il viso tuo
la mia incapacità di essere dolce

si lo so che tu mi piaci molto più quando ridi
e laceri il velo rosso del teatrante
violi per un istante questa scatola d’immagini
e cade a terra ogni vanto di animosità

nel cielo limpido da ogni tuo pallido
feroce senso di superamento
è un gioco lurido momento ibrido
perduto in un vuoto di vita tua

perché la gente sa ignorare perfettamente il proprio dolore

e chissà chi lo può dire per un bacio appena dato
con il peso di un volto spostato
per quel poco che ho giocato in accordo con accenti
ad inseguire un legame sincopato

Nerina non mi piaci in quel lampo in cui ritiri
e lasci in aria un segno di abitudine
scardini per un istante ogni appoggio d'assenso
ed animo fatica nella sua complessità

è un gioco labile sostanza inutile
veloce senso di ripensamento
richiesta umile essere fragile
e perdersi nel segno delle labbra tue

perché la gente sa ignorare perfettamente il proprio dolore


Federico Gaeta: voce, chitarra acustica, cori
Stefano Cozza: chitarra acustica, mandolino

Carlo Ferretti : fisarmonica
Davide Garbini: basso elettrico
Daniele Iacono : batteria                                                                                                                                  torna all'inizio



I giocolieri di Norimberga
(testo e musica di Federico Gaeta)

anche stavolta il gioco è cambiato
velo artificiale d'una fredda realtà
posato su un volto da un gesto sprecato
ad intrattenere il futuro a chi futuro non ha

e ci troviamo in catene senza neanche sapere
chi ci ha messo là e per quale ragione
per quale ragione

la storia ti brucia quasi senza passare
annichilisce ogni vita che non si può raccontare
nel gergo non detto di questi occhi
c’è un insulto costante all’umanità

e ci chiediamo da sempre che cosa trattiene
quale Dio lo permette e per quale ragione
per quale ragione

ma Norimberga mia lasciami respirare ancora
se respirare può servire a queste vite
ma Norimberga mia fammi pregare pregare ancora
se pregare può bastare per queste vite

Norimberga mia quanto dovrà passare
perché nessuno debba morire per la stupidità
quando gli occhi di questo mondo
potranno patire soltanto un nobile dolore

e togli quel peso dalle nostre coscienze
lascia che almeno possa insegnarci qualcosa
questa visione

ma Norimberga mia lasciami respirare ancora
se respirare può servire a queste vite
ma Norimberga mia fammi pregare pregare ancora
se pregare può bastare per queste vite

Anche stavolta nessuno ha ascoltato



Federico Gaeta: voce, chitarra acustica, cori
Stefano Cozza: chitarra elettrica

Roberto Billi: fisarmonica
Andrea Ruggiero: violino
Davide Garbini: basso elettrico
Daniele Iacono : batteria                                                                                                                                  torna all'inizio


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